Rigenerare un server Dell con Proxmox e pfSense: il tutorial in video
Capitoli del video
- 0:00Il progetto: rigenerare un Dell refurbished
- 1:03Verifica dell'hardware: RAM DDR3, dual socket, alimentazione ridondata
- 2:38Download di Proxmox e creazione della USB con Rufus
- 4:46Boot dalla chiavetta e avvio dell'installer
- 6:40Licenza, disco di destinazione e parametri
- 7:49Email di sistema, rete e indirizzo IP
- 9:37Primo accesso alla dashboard web
- 11:02Prossimi passi: due nodi e pfSense in HA
Trascrizione del video
Trascrizione del parlato, rivista per la lettura (punteggiatura e termini tecnici corretti).
Il progetto [0:00]
Ciao a tutti! Oggi introduciamo il recupero di un ambiente server basato su Proxmox. Questa macchina ha circa una decina d'anni, forse qualcosa in più: effettueremo un ripristino delle sue caratteristiche e installeremo Proxmox per renderla più moderna e funzionale alle nuove esigenze. In questo percorso approfondiremo l'installazione del sistema, la creazione del controller RAID e l'installazione di due ambienti di virtualizzazione, con un focus su pfSense e sulle sue funzionalità di alta affidabilità. Nelle puntate successive creeremo due nodi Proxmox e suddivideremo il carico delle macchine virtuali, costruendo a livello applicativo l'alta affidabilità di due firewall pfSense.
Verifica dell'hardware [1:03]
Verifichiamo lo stato del server. È estremamente pulito nonostante l'età: monta memorie DDR3 — non recentissime, ma adatte allo scopo — ed è un dual socket. Questa volta non smontiamo i dissipatori, non ce n'è bisogno: la macchina è in uno stato ottimale. Inseriamo gli hard disk. Il server ha il doppio alimentatore, quindi alimentazione ridondata; per ora ne colleghiamo uno solo, tanto non siamo in produzione. Colleghiamo il VGA e avviamo.
La chiavetta di installazione [2:38]
Per comodità ho già scaricato Proxmox dal sito ufficiale: proveremo la versione 9.0. Non sono del tutto sicuro che sia compatibile con questo hardware; se l'installazione non andasse a buon fine, ripiegheremo su una versione precedente, altrettanto valida. Per scrivere l'immagine ISO sulla chiavetta usiamo Rufus, che trasforma la USB in un supporto avviabile: si seleziona la chiavetta (qui una da 32 GB), si sceglie la ISO e si procede — l'avviso è chiaro, tutti i dati sulla chiavetta verranno cancellati. Al termine, rimozione sicura dell'hardware per non corrompere il file system.
Boot e installer [4:46]
Ora vediamo se il server riconosce la chiavetta USB — altrimenti resta il caro vecchio CD: i server di una volta avevano ancora il lettore. Nel BIOS (F11) impostiamo l'avvio da chiavetta. La macchina è vecchia e ci mette una vita, tenetelo presente: con hardware datato serve pazienza in installazione, poi una volta su funziona tutto in modo efficiente. Si carica GRUB e parte la procedura guidata.
Configurazione dell'installazione [6:40]
Prima cosa: accettare la licenza, altrimenti non si prosegue. L'installer chiede dove installare l'ambiente: qui scegliamo il disco da 120 GB anziché il volume RAID da 5 TB; ci sono anche opzioni avanzate, ma lasciamo le impostazioni di default. Paese: Italia. La mail che inserite è importante: il sistema la userà per inviarvi le notifiche sulle attività che Proxmox sta gestendo e sulle eventuali criticità. Impostiamo la password, il nome dell'host e i parametri di rete: l'indirizzo IP proposto andava in conflitto sulla nostra rete, quindi lo cambiamo. Riepilogo delle configurazioni e via con l'installazione.
Primo accesso alla dashboard [9:37]
Installazione completata: a schermo compare l'indirizzo IP a cui accedere via browser — mi raccomando, indicando anche la porta (8006). L'ho già aperto: questo è l'indirizzo privato del nostro Proxmox appena installato. Nome utente root, password quella creata in fase di installazione. Alla richiesta di sottoscrizione potete eventualmente valutare i contratti di supporto ufficiali Proxmox. Ecco l'interfaccia: gli host, la RAM disponibile, e da qui si inizia a configurare tutto. C'è anche la sezione Ceph, ma per ora quello che ci interessa è il summary: la situazione dell'host, i carichi, lo storage, la memoria e le CPU disponibili per questo ambiente.
Prossimi passi [11:02]
Per il momento ci fermiamo qui. Il prossimo passo sarà analizzare due macchine virtuali basate su pfSense e configurarle su questa macchina; il terzo video sarà la creazione di un ambiente in alta affidabilità con sistemi pfSense, usando lo strato applicativo per costruire l'HA. Se avete commenti o volete approfondimenti, scrivetemi: sarò felice di rispondervi.

